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Luca Zuccaro

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Luca?...è pazzesco!!!
E' per darmi coraggio e per mantenere alta l'autostima.
Sono laureato in Ingegneria Chimica e lavoro a Napoli.
Sono complesso, "pesante", presuntuoso (dicono), permaloso (dicono), sincero (dicono), buono (dicono sempre).

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BLOG di VIVALUCA

Luca?...è pazzesco!!!

Sanremo 59

Quest'anno l'ho seguito con la solita attenzione ma non ho avuto ancora l'occasione di dire la mia, sarà che oramai vecchio e scontroso nessuno mi da' da parlare.

Iniziato coi migliori degli auspici poco ci voleva a intuire che dopo il mega successo del 2005 Bonolis avrebbe bissato, poco ci voleva dopo la debacle Baudiana (sempre sia lodato). Un paio di forti polemiche prima già a un mese dall'inizio, la prima su tutte quella del brano di Povia. L'artista che per qualche mese nel suo passato ha fatto "ohhh" (per sua stessa ammissione) narra la storia di chi dopo vent'anni di omosessualità indotta (dalla confusione generata) da genitori troppo ossessivi o addirittura assenti si innamora di una donna e si sposa. Un happy end (per alcuni) tanto chiesaiuolo quanto improbabile. Bastino le parole di Guillermo Mariotto a proposito: "Ho tanti amici gay nel mondo della moda, e chi lo assaggia difficilmente lo dimentica". Incontestabile. L'altra polemica, quella sulla canzone di Iva Zanicchi, è diventata addirittura più forte nella settimana Sanremese fino a diventare un caso nazionale e politico. Vittorio Sgarbi promette un esposto alla magistratura al fine di annullare l'intero Festival: colpevole Benigni di aver fatto ironia sulla Zanicchi immaginandola fornicare con Berlusconi. Questo avrebbe svantaggiato la Zanicchi che di li a poco si sarebbe esibita. Noto che i problemi della Nazione siano ben altri (e i politici Sgarbi e Zanicchi dovrebbero saperlo bene) faccio presente che la Zanicchi non è stata ripescata (la canzone era orrenda). Inoltre Iva (che stavolta non è affatto al 20%, direi almeno un 23%) non può pretendere contemporaneamente di essere considerata morigerata e sessualmente libera. Si renda conto che ha 70 anni. Tutt'al più si limiti a salutare con la manina come fa Mina nei suoi video. Si è parlato anche della canzone di Masini: nonostante parlasse malissimo dell'Italia ha riscosso successo. Inspiegabile. O forse di norma nell'Ariston che plaude l'Oscar Wilde di Benigni, poi fischia Grillini e applaude Povia.

Grandi ascolti, non invero ai fasti Baudiani di metà anni 90, grande consenso per Piolo e per Luca Laurenti. Ora, non è per dire, ma tutti sono caduti dal pero stupiti e increduli ascoltando Laurenti cantare. Ma 10 edizioni di Buona Domenica non li ho fatti mica io! 5 prime donne un pò troppo inutili De Filippi compresa e 5 gran gnocchi inutili come sopra, ma almeno c'erano e compensavano la mancanza del Casuccio.

La musica: perchè c'è ancora, anche se sempre di meno, quest'anno solo 16 Artisti con la A maiuscola e 10 Proposte senza l'aggettivo "Nuove" per giustificare Iskra, la ageè vocalist di Lucio Dalla qui come solista. Tra gli Artisti le canzoni migliori da Tricarico, Pravo, Dolcenera, Marco Carta che poi vince. Tra le Proposte Karima (la migliore canzone di Sanremo), Arisa che poi vince, Malika Ayane con una bellissima canzone del Negroamaro Giuliano Sangiorgi. Con Baudo si toccavano i 20 Big e i 16 Giovani. I tempi cambiano: la gara della finale alle 22 e 30 è già terminata, poi per due ore (e più) solo cazzeggio. Il merito più grande del Festival è stato quello di trasformarsi in un grande happening il giovedi. Zucchero, Ranieri, Vanoni, Dalla, Paoli, Bacarach, Biondi, Vecchioni, Daniele e Cocciante tutti al servizio delle Proposte. Non sembrava l'Ariston ma la Royal Music Albert Hall. Meno bene quando sembra la Buona Domenica di Costanzo con Bonolis che canta mentre le signore attempate sventolano fazzoletti in galleria.

E l'anno prossimo chi manterrà vivo il Festival dal momento che nessuno pare capace oltre a Bonolis. I primi rumors lo danno in pole position. 

L'Impressione

L'impressione è quella di
non appartenersi più
forse è già così
lo avverti anche tu?

Anche tu che ormai
come me non sai
che decisione prendere
l'impressione è quella che
vale insistere

Per quel che è stato e c'è
e ancora esiste anche se

Insieme a te
ho conosciuto giorni che
erano migliori
ma il silenzio che ora c'è
fortifica i rancori

Ma tu eri come me
e adesso è come se
niente c'è

E' superfluo aggiungere
come senza te
ogni emozione in me
diventa inutile
anche tu oramai
anche tu non sai
che atteggiamento scegliere
quello che non vuoi
quello che non sai
se vale insistere

Per quel che è stato e c'è
e resiste anche se

Insieme a te
ho conosciuto giorni che
erano migliori
ma il silenzio che ora c'è
ci costringe a nuovi errori
a nuove scelte a nuovi amori
a nuove scelte
senza te
senza te

Ma tu eri come me
e adesso è come se
niente c'è



L'acqua calda

Incredibile ma vero. Io pensavo solo di sbavare appresso a uno che appare in tv e non avrei mai pensato che questo mio incuoriciare gli occhi mi portasse anche dei vantaggi in termine di immagine. Ebbene si, al mio blog arrivano quotidianamente centinaia di persone portate dalla ricerca di un solo nome: Raffaele Casuccio. In occasione del Festival di Sanremo i miei post si riempirono del suo nome e delle sue immagini. Da allora ricercare sui motori quali Google e Yahoo la sua immagine porta quasi inevitabilmente al mio blog. Figo no? No, non lui, certo anche lui ma lo dico da mesi, penso solo che investire su una celebrità in ascesa porta i suoi vantaggi. Sono un talent scout? Vabbe, forse si ma è stata la scoperta dell'acqua calda.

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Finalmente nuovo

Finalmente on line il mio sito nuovo. Ci si lavora su da molti mesi, è stato quasi un parto. Ma senza Travaglio che, si sa, è da Santoro ad Anno zero.

Il concept del sito come si può ben vedere è basato sulle caramelle e sui colori dell'arcobaleno, colori forti anche quelli del carattere dei testi. Quello predominante è ovviamente il mio Bodoni MT black.  

Oltre alla magnifica grafica realizzata per me da Francesco "Bubbà" Garzillo le novità consistono in questo fondo messo sulla home page e nella foto quissù che è stato pensato di cambiare periodicamente come anche il video qui affianco. La prima foto è quella in cui i fiori secchi regalatimi a Barcellona fanno perfetto pan dan con la nuova grafica.

Per il resto tutto uguale, qui si parla di me, di me e ancora di me.  clicca qui!

VIVALUCA

In I Am trovate i post che sono anche sul mio blog raggiungibile dalla pagina link insieme ai miei blog preferiti, in Love Affair alcune mie osservazioni sull'amooore, archivi fotografici nella pagina Foto e le mie canzoni e un racconto nella pagina Multimedia

Gianluca Capozzi: chi era costui

Gli ho mandato una email, mi ha risposto: si merita un post.

In realtà il post l'avrei scritto lo stesso per far conoscere ai miei lettori (soprattutto quelli del nord Italia) una realtà musicale napoletana oramai ben affermata.

L'ho conosciuto per caso nello zapping radiofonico (era su radioitalia) ed allora ho approfondito fino a conoscerlo a fondo: ad oggi ho assistito a 4 suoi concerti e conosco tutte le sue canzoni più famose (più di 30). Gianluca Capozzi si esibisce principalmente nell'interland delle province campane, tutti in feste di paese con tanto di bancarelle di chincaglierie e chioschetti alimentari.

Da un po' di anni incide praticamente solo in italiano, concedendosi al massimo una canzone in napoletano in ogni album. Gli inizi sono da neomelodico e non rinuncia ai suoi primi successi in napoletano nelle esibizioni live.

Il ragazzo ha 33 anni, è piacente, ha un timbro caldo e pulito e canta di amore e delle cose di tutti i giorni, proviene da una famiglia di musicisti, bati dire che è nipote di Mario Trevi, gloria della Napoli che si fermava per il Festival di Napoli. Il suo seguito è molto variegato ma la “falange armata” è costituita da adolescenti femmine (come sempre), basse e di ceppo campano.

Di tutto il suo repertorio già vasto (canta dal 1996) quello che mi ha principalmente colpito fino a farmelo piacere molto sono i suoi ultimi lavori: musiche, testi e produzioni che nulla hanno da invidiare alla migliore musica pop italiana. E così, per gioco, ho organizzato una trasferta a Trecase l’8 agosto scorso. Ho scoperto un mondo fatto di canzoni piacevoli che la gente cantava a piena voce. E in più, bisogna ammetterlo, abbiamo tutti notato che la zona pelvica dell’artista ha un qualcosa di fortemente ipnotico.

Ieri, 20 settembre, si è concluso il suo tour 2008. Riprenderà forse l'anno prossimo nel frattempo è quasi pronto a lanciare il suo nuovo CD di cui Io ci sarò è il singolo apripista.

 

Per chi volesse approfondire vi elenco la mia personalissima top ten (è stato difficile eliminarne 5 o 6):

A un passo da me

Mai

Si parte da zero

Parlerai di me

Angel

Resta come sei

Nun te scord cchiù

Sole e mare

Lei

Non voglio consigli

 

Vi posto inoltre video ripresi ai suoi concerti (un video per concerto):

  

  

  

  

Il dossier si completa con le foto nella relativa sezione del blog.

 

Note negative:

Tolto il suo abbigliamento, non proprio di classe, l'unico problema ai suoi concerti restano le ragazzine infoiate delle prime file. Se mai capitasse di arrivare fin la sotto bisognerà fare molta attenzione all'isterismo pazzo delle adolescenti dall'urlo e dalla lacrima facile. Ma in fondo chi va per mare questi pesci prende. Ed è il caso di dirlo parlando di Gianluca Capozzi

Barcellona - Parte tre (e ultima)

Il giorno 22 cade di venerdì, avevamo pensato di andare a Sitges famosa meta turistica di mare nota anche per l’alta frequentazione gay. Pronti con i nostri nuovi pantaparei e costumi (ah no,i costumi non li avevamo, poco male) e asciugamani andiamo a plaza Catalunya per vedere dove si parte. Al centro informazioni ci mandano alla stazione degli autobus in  zona Arc de trionfo. Ma li ci viene detto che non ci sono autobus per Sitges ma solo treni in una altra stazione a nord ovest. Abbandoniamo l’idea e ce ne andiamo a mare, playa de la Mar Bella. Da ieri il cielo è nuvoloso e la nostra giornata di mare inizia ignudi sotto le nuvole e si conclude ignudi sotto la pioggia. Ce ne torniamo a casa tanto per i souvenir abbiamo ancora parecchi giorni (ma poche idee!). Torneremo  a casa dopo la spesa e complice il vocione di Bubbà e il forte desiderio di ordine scateniamo le ire del Salvatore dormiente, famoso CENSORED WORD mitologico. Dopo cena ripieghiamo (dovevamo essere a Sitges) sulla Fontana Magica. Una folla di turisti esagerata occupa le scale del palazzo e tutti i marciapiedi da Piazza Espana fino alla fontana: alle 9 puntuale inizia lo show: sulla musica di Strauss prima e dei temi di Titanic e di Via col vento poi la fontana spruzza acqua in modo da ottenere tutte le forme possibili illuminata da luci colorate. Lo spettacolo è, a tratti, suggestivo ma fin troppo banale. Si chiude (udite udite) sulle note di Barcelona di Freddy Mercury e Montserrat Caballè, cantante lirica così chiamata perché è grossa quanto il promontorio del Montserrat (hihihi). Negli ultimi minuti dello spettacolo mi esibisco anche io con l’accendino ottenendo gli stessi effetti spegni-accendi della fontana (ma che bravo!). E’ un tantinello presto per la movida ma ci dirigiamo a piedi verso l’università per entrare in qualche bar. Tutti chiusi. Inizia a piovere e ci infiliamo in metro per tornare a casa. Fuori la nostra fermata (Parallel) ci sorprende un diluvio che ci inzuppa dalla testa ai piedi. Allora restiamo a casa a bere birra (Sant Miguel ovviamente).

Arriva il secondo e ultimo sabato nella capitale della catalogna. Oggi ci si dedica ai souvenir. Ma sono tutti chiusi (ovviamente non sulla Rambla). In zona Jaume (piazza dove fanno le esibizioni delle torri umane) troviamo un negozio con delle ceramiche carinissime e così partono i primi veri acquisti, la giornata da turisti però va onorata e allora “itinerario Rambla”!: le ramblas sono 4, la prima è degli uccelli, la seconda dei fiori. Le altre due non ricordo ma niente di che. A seconda la zona del viale ci sono bancarelle e statue umane a tema. Strepitoso l’uomo ricoperto di vernice rosa e di fiori ovunque, mai vista statua umana più gay. Nel nostro itinerario ci infiliamo anche un giro al mercato al chiuso della Boqueria: uno spettacolo straordinario, odori e colori si mescolano, frutta e pesce freschissimo con salumi stagionati. Compriamo un chilo di cozze e le fragole.

Un tardo ma lauto pranzo ci aspetta con bolognese (sugo pronto ovviamente) e impepata di cozze da leccarsi i baffi (fatta da Bubbà). Dopo pranzo giusto il tempo di digerire e poi ci prepariamo per andare a Sitges.

Alle 17 scendiamo di casa tutti e quattro: non sappiamo a che ora torneremo ne come. Sitges si trova nella zona 3 di Barcellona. Mezz’ora di treno e siamo li. Scopriamo che esiste un autobus notturno: la scelta del ritorno è tra il treno delle 22 e 40 o un autobus notturno che passa ogni ora. La signora delle informazioni ci dice dov’è che parte l’autobus e che alle 23 ci saranno i fuochi d’artificio sulla spiaggia. Iniziamo a girare per il paese ma già entrati nel primo vicolo troviamo un bel po’ di folla. C’è aria di festa e la folla è frenetica, non lontano si sentono tamburi: ci avviamo verso di essi fino a ritrovarci senza comprenderlo appieno in un inferno. Bande musicali i cui musicisti indossavano abiti tipici sono accompagnate da statue di cartapesta adornate da giostre di petardi accessi che lanciano zampilli incandescenti, il fumo crea un po’ di panico ma alla fine il divertimento la fa da padrone. Dopo aver assistito e filmato i gruppi di ballo (alcuni balli sono troppo fichi!) ci allontaniamo dalla strettezza dei vicoli tendendo verso il mare. Nella discesa ci fermiamo prima in un sexy shop e poi in un minimarket dove compriamo dell’acqua ma soprattutto del Cava in bottigliette da 25 cl, un vino frizzante della catalogna emule di spumante e champagne. Ci fermiamo sul lungo mare che è raccolto e familiare, il marciapiede da sulla spiaggia con un parapetto di pietra bianca che sembra quello delle scenografie delle “Domenica in…” di Boncompagni. Ci sciroppiamo tutto il Cava e un po’ incapocchiati ci andiamo a vedere la chiesetta sulla collinetta di fianco al lungo mare, qui dicono messa e io mi siedo e assisto a un po’ della liturgia in castigliano. Superata l’altura si entra nel porto dove troviamo delle bancarelle, qui Bubbà mi regala un anello di ematite (color canna di fucile) che messo al medio sta benissimo accanto a quello d’argento dell’anulare cui è molto simile. Anche qui non ci facciamo mancare il gay tour e alla fine decidiamo di mangiare qualcosa ma stavolta invece di ricevere un buco in petto decidiamo di mangiare in un ristorante turistico. Qui le tapas servite sono semplici panini, secondi e contorni che appartengono anche alla nostra cucina. Dopo cena convinciamo M&S a rimanere per assistere ai fuochi e di non prendere l’ultimo treno. Iniziamo poi il giro dei club (avevamo una mappa presa a Barcellona) ma sono ancora chiusi. Capitiamo di qui a poco nella stradina principale che scende verso il mare: ci sono molti bar ma uno cattura la nostra attenzione, si trova in una sorta di piazzetta data dall’incrocio di due strade ed ha due ingressi uno di fronte all’altro, davanti ad ogni ingresso ci sono 8-10 grossi ombrelloni pelosi coloratissimi e tutte le sedie sono rivolte al centro della strada come facenti parti di una platea. Ci accomodiamo e finalmente troviamo una lista di cocktail “cristiana”, io prenderò un margaritas e bubbà un cosmo. Il conto tarda ad arrivare mentre si odono poco distanti gli scoppi dei fuochi. Pagata la cuenta arriviamo al lungomare: mai vista tanta gente dopo la prima notte bianca di Napoli. I fuochi sono davvero da togliere il fiato e riesco persino a catturarne alcuni dei migliori in un videoclip, durano anche parecchio, circa mezz’ora. Decidiamo allora di darci dentro con il giro turistico per locali: tutti hanno su la scritta “only men”, che goduria ostracizzare “le femmine”. I locali sono perlopiù bar, tutti piuttosto piccoli. Un paio hanno le dark room e tutti hanno le doppie porte all’ingresso. Alcuni sono vuoti, un paio pieni come uova. Uno, l’”Azul” aveva sparso in strada fuori all’ingresso del glitter (porporina) argenteo e, ovviamente, io non ci ho visto più. E’ bello entrare e uscire dopo aver solo dato una occhiata, tante volte invece di entrare restiamo chiusi tra la prima e la seconda porta e cacciamo la testa all’interno per vedere che aria tira dentro e così ad un bar di bear (orsi) U bubbs chiude la porta in faccia a un orso che gli dice di entrare. La frequentazioni a Sitges non sono proprio di primo pelo, diciamo così.

Abbiamo l’autobus alla una e 10 minuti, mancano 20 minuti così ci dirigiamo verso la fermata. Una folla occupa la pensilina così ci sediamo un po’ distanti pronti allo scatto per assicurarci un posto a sedere. L’autobus tarderà di più di mezz’ora e si assisterà a scene di panico all’apertura delle porte, noi ovviamente saremo i primi a salire da buon napoletani ma non sarà una impresa facile soprattutto per Salvatore che dovrà vedersela con una chica alticcia (e un po’ troppo puttanella). Con il navigatore seguo il percorso dell’autobus che impiega quasi un’ora ad arrivare a plaza Catalunya. Alle 2 e mezza di notte un ultimo colpo di testa: fast food Burger King. Ma mangeremo a casa.

Siamo già arrivati al giorno 24, penultimo giorno intero a Barcellona, è domenica e decidiamo di fare un pranzo a casa. Così ci diamo appuntamento con M&S fuori al supermercato DIA per fare un po’ di spesa. Facciamo l’ennesimo giro di souvenir al barrio gotico e Jaume e inauguriamo la pasticceria accanto al negozio dove trovo un plausibile souvenir per mia mamma: una collana sbrilluccicante (come al solito). Essendo domenica la maggior parte dei negozi sono chiusi. Ci dirigiamo a Port Vell e da fuori vediamo che al di la della “Rambla del mar” c’è l’acquario, un centro commerciale e un multiplex. Tornando verso casa troviamo delle bancarelle dell’usato sotto la statua di Colombo.

Puntuali all’appuntamento troviamo però anche il supermercato DIA chiuso. Non ci scoraggiamo e andiamo all’Opencor che è sempre aperto a fronte di prezzi più alti. Con delle belle buste colme torniamo a casa dove prepariamo e mangiamo un pranzo davvero “della domenica” con tanto di frutta e gelato a chiudere. Il caffè è finito ieri e ci stiamo arrangiando con quello del El corte Engles che fa davvero schifo. Il pranzo finisce tardi ma troviamo il tempo per riposare prima di preparaci.  La sera tutti e quattro andiamo al Porto Olimpico, vorremmo fermarci in uno dei locali che sono sotto la balena di rame ma camminando camminando arriviamo alla sfilza di discobar con musica commerciale. Li suderò come un ossesso mentre entreremo e usciremo da questi locali non consumando nemmeno un cocktail (sempre ammesso che li sappiamo fare) prendendo così la nostra rivincita con il caro “mondo della notte” (hihihi). Ci fermiamo alla fine nell’unico pub del porto, all’esterno ovviamente. Anche qui come a Praga nei pub non servono noccioline, pistacchi e patatine accanto alla birra ma su richiesta ti portano delle buste confezionate. La strada verso casa sarà ovviamente lunga e dolorosa ma proverò l’ebbrezza di stare senza camicia per strada almeno quando ci fermiamo a Port Vell per riposarci (era notte e in fondo è Barcellona).

Manca un solo giorno alla partenza ma oramai Barcellona non ha segreti per noi che, stanchissimi, compiamo sempre lo stesso giro. La mattina del 25 servirà a completare le compere di souvenir, approfittare della pasticceria di ieri ed a eseguire l’ultimo itinerario della National Geographics non ancora calcato: “l’itinerario del modernismo”, per la serie non ci dobbiamo far mancare niente… turismo di elite.  Certo questo ultimo itinerari è un po’ stancante perché parte da plaza Catalunya e si spinge ai limiti di Passeig de Gracia ma regala molte soddisfazioni, uno perché ci fa vedere dei palazzi stupendi che altrimenti non avremmo neanche intravisto e due perché da una idea di una Barcellona più completa di quanto possano dare le sole Rambla e Porto Olimpico. Da Gaudì a Dominic y Montaner fino ai loro bravi imitatori. Dopo questo giro a piedi stancante decidiamo di tornare a casa per pranzare, lo faremo alle 16 con una paella surgelata avanzata a M&S. Arriva il triste momento delle valigie. In poco tempo i nostri vestiti tutti freschi di bucato (ho fatto due lavatrici al giorno!) entrano nelle valigie tranne quelli che metteremo stasera e domani. L’ultima sera la spendiamo alla Sagrada Familia, dove dovremmo incontrare Rosaria, una ragazza conosciuta ad un matrimonio qualche tempo fa che lavora a Barcellona. Rosaria non si presenta, scopriremo che avrà perso l’aereo. Un po’ scocciati per il due di picche ma soprattutto perché è l’ultima sera a Barcellona decidiamo di tirarci su il morale con dell’ottimo pollo fritto, così scendiamo a Liceu e andiamo al KFC di tre piani sulla Rambla. Anche qui avrò il mio trofeo di guerra: un secchiello di cartone del KFC.

Il giorno del 26 sarà il giorno del ritorno. Ma ritorno più lungo, forse si uno, ma sicuro mai avuto un ritorno così stressante, i napoletani in aeroporto, il check in fatto due volte per non pagare 60 euro di sovrapprezzo per il peso (ma dico io 15 euro a chilogrammo, e vabbè l’aumento del petrolio però questa è speculazione!), il dover tornare da Roma col treno. Troveremo un po’ di pace proprio nel treno, dove in uno scomparto da soli io e Bubbà (M&S hanno preso un altro treno) ci riposiamo e ci guardiamo i souvenir. Alle 22 saremo a Napoli e li ci aspettano i miei genitori dentro la mia mitica Farfallina che subito voglio guidare. E così termina anche questa vacanza, fatta solo per poter poi scriverne le cronache (hihihi), a tal proposito chiedo scusa per le tilde mancanti sulla n (ñ) ma era troppo faticoso inserirle come simbolo ogni volta (non potevo neanche incollare, tengo sempre qualcosa di strano nel tasto destro da incollare e non è mai la cosa che mi serve).

A Salvatore e Mimmo che ci hanno fatto ridere molto, al vero popper di Spin, alla Sant Miguel che quasi mi ha disgustato (molto quasi) e alla lavatrice. Alla Lima Limon Limao e alla crema catalana che non pizzica sulla lingua. E soprattutto all’amore Bubbà che mi ha fatto rivivere una nuova Parigi.

Barcellona - Parte due

Il risveglio successivo avviene alle 12 ma dopo la stanchezza e i mancamenti del giorno prima non c’è voglia di fare molto. Giusto andare a mare. Così alle 14 ci ritroviamo alla playa di San Sebastià alla Barceloneta, spiaggia nudista molto libera, nel senso che sono quasi tutti vestiti. Dalle altoparlanti annunciano che c’è un pericolo per i bagnanti: le meduse! Io non ne ho avvistate ma comunque che sballo che su una spiaggia pubblica funzioni il servizio di sicurezza anti meduse!

Quando il culetto di Bubba assume un colorito un po’ troppo shocking decidiamo di andare via e così ci dirigiamo a casa, ma prima facciamo la spesa: scopro la gassosa “Lima limon limao”, favolosa. Mangeremo paella cotta da me (giusto il riso) e pesce spada. La sera decidiamo di farci un giro tranquillo per i bar nella zona gay. E infatti il giro è tranquillo. Nel giro di pochi isolati una decina di bar (alcuni dei quali offrono spettacoli di drag queen o performance di artisti vari) permettono il libero ingresso, ovviamente a mezzanotte non c’è ancora nessuno. Iniziamo dal Dietrich (come Marlene) un piccolo locale con al centro un praticello. Ad un incrocio c’era un marchettaro… forse un po’ troppo fuori dal contesto, o forse no. Continuiamo il giro degli altri bar in cui è possibile entrare e uscire come già detto. C’è anche un bar per lesbiche. Torniamo a casa.

La giornata di martedì 19 inizia con un piccolo screzio con gli altri ma io e Bubbà imperterriti turisti manco diamo peso a ciò e iniziamo il nostro tour seguendo l’itinerario della guida nella zona Ribeira per vedere anche la famosa chiesa “Santa Maria del Mar” in cui è ambientato il romanzo “La Cattedrale del Mare”, ci mettiamo alla ricerca di carrer de Montcada descritta dalla guida come una storica via della città. Visto l’orario decidiamo di concederci le nostre prime tapas catalane. Con punto fermo decido che il ristorante dove le avremo è proprio quello chicchissimo visto una ventina di minuti prima, risultato: 3 tapas e due birre a 38 euro. La cosa che più ci lascia perplessi è che due fette di pane raffermo e abbrustolito con olio e sale costano più di 4 €. Per il resto le tapas sono deliziose: un piatt(in)o è a base di cubetti di salmone norvegese, un altro di cubetti di formaggio e uvetta, l’ultimo contiene tre polpette-panzarotti, l’aspetto è quello degli arancini adagiati su salsa piccante ma al loro interno contenevano patata al posto del riso e nel cuore della palla c’era carne macinata: la cosa più buona mangiata a Barcellona. Dopo aver letto che la chiesa apre alle 16 e 30 torniamo a carrer de Montcada, un vicoletto che fino al ‘700 era il cuore della città, la strada in realtà non ci stupisce più di tanto: basti pensare che la cosa che più attira la nostra attenzione è la fila per entrare nel museo di Picasso sito in questa strada. Finita la strada tanto declamata dalla nostra guida ci troviamo in zona Parc de la Ciutadella, la “villa comunale” di Barcellona come direbbe qualcuno. Qui vi è il parlamento della Catalunya e un laghetto. La fontana con le cascate, prima opera di Gaudì, è chiusa e in disuso. Lì fotografo una sposa vestita di bianco sul set del suo matrimonio e Bubbà col pantaloncino rosso Espana. Il parco non è stupefacente e così sotto il sole delle 4 del pomeriggio (e passando davanti al Museo della Cioccolata) torniamo alla tanto agognata chiesa di Santa Maria del Mar: l’entrata che prendiamo è quella dietro l’altare, quindi già all’ingresso noteremo il rosone e le splendide vetrate. La chiesa è medioevale: alta e larga ma al tempo stesso raccolta, si dice che i viaggiatori che ancora non avessero visto la Seul scambiavano questa per la cattedrale di Barcellona. In chiesa ci riposiamo un po’ leggendone la storia: un particolare interessante è che ai monarchi spagnoli non è mai stato concesso di sposarsi in questa chiesa seppure avessero fatto, nel corso della storia, più volte esplicita richiesta alle autorità catalogne. E’ il sesto giorno che ci troviamo in terra spagnola ma pur essendo nemmeno a metà vacanza spediamo le cartoline, un record considerando che di solito tale affare lo si sbriga l’ultimo giorno. Capiamo che è anche il momento per dare uno sguardo ai souvenir da portare e ai cadeau da concedere a noi stessi. Capiamo che le Ramblas sono la zona più cara e più stressante per effettuare acquisti, anche se poi c’è una grossa concentrazione di negozi per souvenir, tutti gestiti da indiani e/o pakistani che parlano italiano (o, meglio, napoletano) e che ti danno da parlare anche se guardi solamente. Si parte da un prezzo e si può arrivare anche alla metà. Le trattative però risultano stancanti e anche comprare un perizoma (:D) diventa faticoso complice anche l’insolenza dei commessi.

Prima di tornare a casa un po’ di spesa con l’acquisto delle immancabili gassosa e Sant Miguel. Mangeremo frittura mista (compresi i ravioli etnici trovati per la prima volta in un minimarket e che poi vendevano anche di notte sulla Rambla) e carote all’insalata. Dopo cena ci mettiamo sul letto e tra una chiacchierata e altro (…) ci addormentiamo: lo stile di vita prevedente l’uscita serale dopo la mezzanotte fornisce un alibi per un dopocena di relax. Ma per noi che non siamo abituati ad uscire tutte le sere dopo le 12 risulta un po’ forzato stare a casa ancora alle 10 (per strada c’è poca gente a quell’ora) .

Ci risvegliamo sicuramente più riposati e dopo il nostro caffè (portato da Napoli insieme alla macchinetta) iniziamo il nostro giro al Barrio Gotico per vedere una chiesa “Santa Maria del Pi” che prende il nome dal pino che si trova nella piazzetta antistante la facciata. In questa piazza c’è un bellissimo palazzo seicentesco. La piazza attigua, San Joseph Oriol, è anch’essa molto carina: ci sono dei ristoranti e un negozio di borse belle ma care, li nei pressi c’è anche una galleria commerciale. Decidiamo di visitare il Palazzo della musica Catalana. La visita guidata (obbligatoria per entrare, noi la scegliamo in inglese) è alle 14 e 30, non avendo pranzato ci rechiamo al supermercato DIA più vicino dopo aver visitato il mercato al chiuso di Santa Caterina. Compriamo del pane, del prosciutto e del formaggio e ci facciamo una colazione a sacco “pret a manger”. Francesco sarà colto in una danza da un dipendente del supermercato, che scena fantastica…

 La visita al Palau de la Musica Catalana è molto interessante, dopo aver visto un filmato di 12 minuti sulla storia del palazzo e contenente interviste degli artisti viventi che l’house music ha ospitato c’è il tour del teatro. All’interno è davvero allucinante, coloratissimo e pieno di dettagli. La guida, Francesca, parla un inglese bellissimo e comprensibilissimo. Folgorati da tanto splendore ce ne torniamo a casa passando per i souvenir e il supermercato. Cena con risotto ai funghi insapore (colpa dei funghi) e uovo al tegamino. Visto che ci sto preparo anche la frittata di patate per domani. Il solito dopocena a base di sconcerie e poi una cosa fichissima: lo schiuma party. Costume e infradito sotto maglia e pantaloncino e via: all’Arena Classic si paga 12 euro con consumazione, ci si spoglia dopo la fila alla cassa e si rimane in costume (o in mutande). Per chi non ne è provvisto sono a disposizione anche degli infradito. Entriamo tra i primi dopo aver atteso l’apertura del locale ma la zona con la schiuma è ancora in via di riempimento: da qui a pochi minuti il cannone sputa-schiuma la riempirà del tutto con schiuma fino all’altezza di un metro e mezzo circa e il livello continuerà a salire fino ad assestarsi ad altezza collo. Alle due il locale è zeppo di ragazzi, ci sono anche molte coppie etero. Il divertimento assoluto si ha nella confusione sotto la cascata di schiuma, gente goduriosa si trova negli angoli e ovunque non si sa cosa succede sotto la schiuma… il tragitto per i bagni è lungo ma è divertente camminare con la schiuma addosso. Anche qui ovviamente non conoscono i cocktail e alla mia richiesta di rum e coca mi viene data della cocacola, mi verrà poi spiegato che qui si dice coca y rum. Vabbè. Restiamo li circa tre ore, le più delle quali divertenti, solo verso le 3 e mezza la schiuma comincia a fare condensa e così ci si ritrova in una grossa vasca di un liquido non ben identificato (bleah). Usciamo praticamente asciutti (e pulitissimi) dal locale dopo esserci vestiti in bagno: li assistiamo a una scena bellissima. Un ragazzo in costumino (ino ino) nero grida ad uno sotto alla porta “bello! Famm appiccià!” l’altro lo guarda attonito e così lui prosegue “fuego!”, nel locale c’era mezza Napoli, la metà peggiore però.

Il giorno del 21 inizia con la preparazione dei quattro (noi due con M&S) per andare al Montjuic. M&S scenderanno per primi ma li incontreremo sulla funicolare. Dopo la funicolare ci aspetta la teleferica. Chiediamo prima informazioni ad una signorina (bruttissima) al centro informazione per turisti e Mimmo esordisce “per andare da qui a qui (indica sulla mappa) possiamo a andare a piedos o mezzos (mezzi pubblici, intendeva)?”. Arrivati sulla sommità della collina c’è il castello aperto al pubblico che è una sorta di museo militare a cielo aperto. La giornata è uggiosa davvero, ma il panorama permette di distinguere bene le zone di Barcellona e ci fa scoprire il lato commerciale della città: il porto commerciale che si trova oltre la collina rispetto al centro cittadino. Manco a dirlo ordinatissimo. Di li io e Bubbs perderemo di vista M&S che non si lasciano scappare l’orto botanico. Noi optiamo per la Fondazione Mirò. Un complesso eretto in onore dell’artista catalano famoso per le sue (inconcepibili) linee. La mostra temporanea offre opere di luci e specchi, quella permanente le opere di Joan Mirò. Seppur tecnicamente bravo si è concesso molto all’arte moderna incentrando molte sue opere su pochi soggetti: la donna, gli uccelli e gli ombrelli. Ci lasciano basiti tre tele enormi messe in una stanza, una per parete tranne quella d’ingresso, le tre tele sono dipinte di bianco (anche maluccio) e al centro di ognuna c’è una striscia di pittura nera fatta visibilmente a mano che segue una diagonale: titolo “la vita del condannato” (o roba così). Ora, io amo l’arte contemporanea ma i quadri di Mirò non mi hanno mai suscitato altro che perplessità. E’ l’unico famoso artista moderno che davvero non mi suggerisce interpretazioni per le sue opere. E con questo museo me l’ha confermato. All’uscita ci fermiamo in un giardino fatto a gradoni. Li pranziamo e poi ci dirigiamo verso il palazzo de la Historia de la Catalunya, pieno di esposizioni un po’ pallose, diciamocelo. Scendendo le scale antistanti il palazzo (ci sono anche quelle mobili!) si arriva alla grossa fontana che nel fine settimana costituisce un’attrazione turistica detta “fontana magica”. La fontana è spenta ma sono visibili i grossi e numerosi ugelli. Continuando a scendere si arriva a Plaza Espana, una grossa piazza incrocio di molte vie a veloce scorrimento. Qui si trova una arena per le corride a mala pena citata nella guida. Dietro la piazza si trova un parco, un po’ degradato e solitario, alla memoria di Joan Mirò. Nello spiazzale attiguo alle aiuole c’è un’opera dell’artista chiamata ovviamente “donna e uccello” (sennò come!?). Un altro riferimento a Mirò e sulla Rambla, altezza teatro Liceu: a terra c’è un mosaico fatto con  sanpietrini colorati e grigi che ricalca un’opera di Mirò.

A casa ci riposeremo viste le lunghe camminate e avremo per cena pasta e fagioli (discreta considerando che i fagioli erano quelli nel barattolo) e costolette di maiale. Chiude la crema catalana del supermercato. Dopo lo “sfogo” di ieri ci concediamo una serata in giro ma tranquilla (si fa per dire): giriamo per il Barrio Gotico (mai visto di sera finora) e, camminando camminando, arriviamo al Porto Olimpico intravisto la sera della festa sulla spiaggia. Prima di arrivare al pesce di rame si affacciano sulla spiaggia dei locali spettacolari: tra bar e ristoranti tutto è molto chic. Continuando più avanti si arriva ai saldi del divertimento: proprio nel porto una ventina di locali discobar si susseguono con petulanti invitanti e grossissimi buttafuori al loro uscio. La musica è commerciale e sempre uguale. Alla fine dei locali iniziano i ristoranti con menù a base di pesce. Non è il massimo della raffinatezza ma le luci rendono il tutto più suggestivo. Il ritorno verso casa sarà come al solito molto lungo.

Barcellona - Parte uno

E’ il giorno 14 agosto: finalmente il giorno della partenza per la vacanza tanto agognata, sin dal momento delle prenotazioni dei voli. Gli eventi sembrano essere sfavorevoli o comunque minacciosi per la buona riuscita del viaggio e della permanenza. O forse sono solo gli animi da melagrane che ogni tanto riaffiorano in qualcuno di noi. La mia soluzione è sempre la stessa ed è sempre funzionale. Essere sorridente, positivo e non pensare alle cose brutte. Ovviamente ciò è possibile dopo aver preparato accuratamente per ore tutti i Piani B necessari: essere ottimisti ha un costo e inoltre “ci vuole sempre il Piano B”.

Alle 10 scendo di casa, passo a prendere Francesco (da ora in poi Bubbà, Bubba, u Bubb etc.): alle 11 è previsto che a casa mia passino Mimmo e Salvatore con l’Astra (un’altra non Farfallina mia) a prenderci entrambi. Il viaggio inizia esattamente alle 11, dopo aver caricato i bagagli nella station wagon e aver salutato Salvatore dal cappello stile prateria rosso che siede affianco al guidatore Mimmo e che è (e resterà per molto) attaccato al telefono.

Il viaggio per l’Aeroporto Roma Ciampino è iniziato con largo anticipo: il volo decollerà alle 17 e 30. Ma è bello godersi la partenza e soprattutto è utile per affrontare eventuali contrattempi. In un paio d’ore siamo all’aeroporto. La macchina resterà al parcheggio P6, ed in effetti pur volendo spostarla risulterebbe un po’ difficile senza l’aiuto di un carro attrezzi: superata la sbarra del suddetto parcheggio accade che l’auto, dopo aver mostrato segni sonori evidenti di cedimento nelle ultime curve, si impunta e per condurla tra le strisce bisogna spingerla. Il viaggio inizia con un problema: ritorno col treno e grattacapi per Mimmo che deve far riparare l’auto in qualche modo. L’attesa in aeroporto è lunga, pranziamo nell’afa delle partenze e ci accampiamo nella fila dell’imbarco per assicurarci i posti migliori sull’aereo, la Ryan Air ancora non affida un posto a sedere al check in. Il volo inizia con grosse virate e fastidiosi rumori in zona motore. Tanto basta per alimentare sospetti in qualcuno sull’aereo: io, attento spettatore di Lost, diciamo che non resto indifferente a questi rumors. Dopo aver brindato sull’aereo con birra alle 18 e 30 ci accingiamo a appoggiare i nostri piedi curati sul suolo spagnolo. Il ritiro bagagli è veloce come anche la scoperta degli autobus per Barcellona città. Alle 20 e 30 siamo al terminal degli autobus. Una veloce metropolitana ci porterà dal nostro ospite Ture, in ronda San Pau, non lontano dal mercato di Sant Antoni. Io e Salvatore saliamo da Ture, che vive in uno stabile con tanto di hall e interni in marmo rosa e specchi. Ture ci accompagnerà alla casa e nel frattempo dialogheremo del più e del meno e della zona in cui alloggeremo e cioè “el Raval” descritto dalle guide e da chi ci è stato come una zona degradata e pericolosa. Ture mi dice che non è così: da cinque anni a questa parte le cose a Barcellona sono molto cambiate e che in generale le cose in città evolvono nel giro di pochi anni. Arrivati nel nostro vicoletto Carter de Santa Elena al numero 8 c’è il portoncino: fatte tre rampe di scale si entra nell’appartamento (ci sono due porte e dopo la prima c’è l’ingresso anche di un altro appartamento di Ture) Dopo un corridoio sulla cui sinistra ci sono il bagno e la cucina si arriva in una stanza soppalcata, di fronte si ha il balcone e sulla sinistra una mini stanzetta in cui vi è solo il letto e nient’altro può entrarvi. Per fortuna questa stanzetta ha una larga finestra. Mimmo sceglie il soppalco per le prime 6 notti quindi a noi tocca la stanzetta, c’è la porta questo si, ma non c’è spazio per mettere vestiti e quindi li lasceremo nelle valigie nel salone. Sono le 23 e bisogna cenare (solo un panino a pranzo). Ovviamente prima tappa obbligata per me e Francesco è il KFC che però ci chiude praticamente le porte dietro non permettendoci di usare il locale e così “take away”. Mimmo e Salvatore si daranno a latte e biscotti mentre noi affondiamo nella pastella dorata delle alette e dei pezzi di petto e coscia.

Il primo giorno di vacanza inizia con una pseudo levataccia: alle 11 siamo in strada, l’entusiasmo del primo giorno è bellissimo e la voglia di scoprire una nuova città ti permette anche di fare pazzie come portare la colazione a letto a u Bubb. Scherzo Bubbà!

Il programma della mattinata (cioè un paio d’ore prima del pranzo) prevede Barrio Gotico con itinerario della National Geographic. Dal teatro Liceu risaliamo les Ramblas (sono infatti quattro) fino ad arrivare a piazza Catalunya per poi riscendere verso Avigunda dell’Angel. Si inizia con la Cattedrale (non riconosciuta perché incartata con una impalcatura a prova di paparazzi) e con il giro per visionare i resti delle antiche mura romane. Un giro un po’ tedioso se non fosse per il fatto che camminando si scoprono angoli che non sono riportati sulle guide turistiche. Viste praticamente tutte le singole rocce delle antiche mura romane che delimitano il Barcino (sarebbe stato più divertente costruirle da schiavo forse) entriamo nella cattedrale chiamata la Seu. Prima nel chiostro che è praticamente una foresta di architettura gotica con al centro una foresta vera e propria. La Cattedrale anch’essa gotica è molto bella. Ci concediamo poi il museo di Dalì, il pittore preferito mio e anche di Bubba. Un veloce giro al museo della storia della città che decidiamo di non visitare (roba tipo Napoli Sotterranea) e ce ne andiamo alla Barceloneta a vedere il mare. Il quartiere è ampio e soleggiato, orde di giovani si dirigono verso il mare. Noi tagliamo all’interno della maglia dei palazzi e arriviamo alla fine di playa de Barceloneta. Con gran stupore notiamo che la spiaggia cittadina oltre ad essere enorme è completamente gratuita e pulitissima, inoltre il mare si presenta di un bell’azzurro intenso. Camminiamo in direzione di un grosso pesce di maglia di rame posto in prossimità di due palazzi da 50 piani e più. Ci dirigiamo verso la playa de la Mar Bella spiaggia (si dice) nudista. Il cammino è lungo ma molto piacevole fino al Porto Olimpico poi diventa un po’ solitario, anzi meno confusionario. Troviamo questa spiaggia ed in effetti sono tutti nudi, ma tutti tutti. Anche se nascosta la spiaggia resta comunque un posto di passaggio ma ai bagnanti non sembra importare. E di li a poco non importerà neanche a noi. Finalmente al mare, finalmente a Barcellona: luogo dove dopo aver visto un museo ti puoi tuffare a mare nudo. L’acqua è pulita, davvero trasparente mai placida e con fondale non troppo solido: di contro c’è di buono che la sabbia ha dei granelli piuttosto grossi che subito vanno via. Anche qui sono disponibili le docce pubbliche sulla spiaggia, che civiltà. A causa della scarsa dotazione di asciugamani (ne avevamo uno in due) ce ne andiamo dopo solo un paio d’ore, una ricca metropolitana ci condurrà fino alla Gran Via e alla zona gay. Un quartierone residenziale silenziosissimo (complice il giorno di festa: è il 15 agosto). Sono praticamente tutti chiusi, tranne un sexy shop in cui troviamo una pubblicazione circa le feste e le serate in programma.

Tornando a casa io e Bubs facciamo la spesa all’Opencor, supermercato caruccio aperto fino alle 22, A casa ceneremo, fusilli precotti e insalata. E’ venerdi e decidiamo di scendere, in fondo è la prima vera sera a Barcellona e bisogna fare qualcosa di strano: decidiamo per l’Open Mind un bar fetish dove dovrebbe esserci un underwear party. Con un po’ di esitazione e dopo un tentativo fallito (la porta era dura) entriamo nel club, anziani vestiti in pelle ci spiegano come funziona: possiamo rimanere vestiti, ma è necessario togliere i pantaloni. Ora dico io, e se uno aveva il mutandone di lana del nonno? Doveva togliere anche quello? O in quanto “mutanda” poteva tenerla? Insomma, la condizione è che si vedesse la coscia nuda? Dentro saranno tutti nudi o in mutande (molti in jockstrap, uno slip senza la parte di dietro). Dopo il solito imbarazzo iniziale stigmatizzato con i giri al piano di sopra dove scopriamo le altalene in pelle ci ambientiamo al buio, ma oltre a due che danno spettacolo al bar gli altri girano e si guardano attorno. Poi accadono cose, cose normali, cose strane e cose stranissime. Come il fisting. Ritorniamo a casa a piedi.

Il giorno seguente ci si sveglia più tardi e si inizia a perdere il tempo nelle preparazioni alle uscite, in fondo è vacanza anche questa. Alle 14 siamo in strada, il giro di oggi inizia in compagnia con Mimmo e Salvatore, si va al Parc Guell. Ma una volta arrivati in cima alla collina vengo posseduto dal languore: menu turistico con tanto di paella. Già questo primo assaggio della cucina catalana non ci lascia indifferenti. In fondo tolta l’insalata servita come primo piatto non è molto dissimile dalla nostra. Siccome si è fatta una certa ora lo spirito turistico si impossessa di noi, così cominciamo a scalare il parco in cerca di non si sa che cosa. L’ingresso del parco è simile all’ingresso di un parco giochi, solo che non c’è nulla di cartapesta. Le due case ai lati del cancello principale sono una meraviglia, come anche la scala al cui centro c’è una fontana (spenta) con una salamandra (in realtà un drago) tutta colorata. Sulla sommità della scala e ben visibile all’ingresso c’è la sala consiliare, una ricca foresta di colonne (le perimetrali sono pendenti) che sorreggono un tetto con tanti incavi. Sulla sala consiliare c’è il terrazzo il cui bordo è adornato da panchine ottenute nella pietra e rivestite con mosaici fatti con cocci di mattonelle colorate. Tale tecnica del mosaico, noteremo, era molto cara a Gaudì e ai modernisti. La corsa sfrenata nel Parc Guell ci condurrà sotto i pergolati di colonne bislacche ma deliziose.

Decidiamo che il turista vede più cose in una giornata e così complice la temperatura non troppo calda decidiamo di andare a piedi (è tutta discesa) alla Sagrada Familia, altra imponente opera di Gaudì. L’ingresso costa 10 euro, e dopo aver fatto il biglietto scopriamo da un cartello che l’ascensore per le torri è chiuso. Invece per altri 2,50 € si potrà salire facendo però un’ora di fila. L’ingresso lato Passione è maestoso e la chiesa è un cantiere praticamente tutto chiuso. Solo l’ala destra sarà visitabile. Ma la osserviamo dettagliatamente in fila per l’ascensore. L’opera è maestosa e verrà completata nel 2040, nonostante i lavori siano iniziati nel 1900. Saliti su una delle torri godiamo di una bella vista panoramica di Barcellona attraverso le finestrelle. La discesa della torre (a piedi) è altrettanto suggestiva in quanto conduce a balconi da cui è possibile notare gli elevati particolari delle torri e della facciata ovest. Ciò che ci lascia meravigliati però è la facciata della natività. Tutta interamente scalfita, ogni singolo metro quadrato rappresenta una scena biblica.

Cala la sera e così torniamo a casa. La nostra cena sarà a base di frittura (e quando mai!) con un entrè di mussaka (leggasi anche lasagna bianca di melanzane). Dopo un po’ di relax e un po’ di birra Sant Miguel, immancabile, io e Bubbs ci prepariamo e andiamo (a piedi) all’Arena. O meglio alle Arena. Di discoteca Arena ne esistono quattro. Decidiamo di andare in quelle Dandy e VIP ma per entrare è necessario pagare  e farsitimbrare all’Arena Classic. Le Arena sono discoteche gay, con musica un po’ troppo commerciale e poco raffinata (in fondo sono spagnoli), ma il clima è divertente, i ragazzi sono tutti molto giovani e le sale sono enormi e ben condizionate. Alle 2 le sale iniziano a riempirsi. Cioè dopo un’ora dal nostro arrivo. Un problema risulta la scelta dei drink, vi elenco tutto quello che non conoscevano o non sapevano fare: Black Russian, Invisibile (o Quattro bianchi), Sex on the Beach, Cosmopolitan e tutti gli altri cocktail che io e Bubbà abitualmente beviamo. Mi accontenterò di un rum e coca, la coca mi verrà servita nella sua bottiglietta, sarò io a dovermela miscelare al rum. E vabbè. Alle 3 saremo già di ritorno.

Anche il giorno 17 inizia con ritardo, alle 14 usciamo di casa e ci diamo appuntamento alle 16 alla cattedrale. Io e Bubbà decidiamo di pranzare nel ristorantino sotto da noi “maison David”, un pranzo delizioso ed economico. Dopo un giretto per negozi di souvenir ci ritroviamo con Mimmo e Salvatore e andiamo al Palazzo della musica Catalana, che però è chiuso. Il palazzo promette bene e ci ripromettiamo di ritornarci. Il nostro giro a piedi continua per Passeig de Gracia (una volta zona indipendente) per vedere Casa Batllò, favolosa ma all’ingresso erano richiesti 16,50 € e la Pedrera (Casa Milà). Neanche questa visiteremo per la forte stanchezza di tutti. La veloce metropolitana ci riporterà a casa. E’ domenica e sappiamo di una festa sulla playa de la Mar Bella. Così ci andiamo, ma dopo un’oretta circa io e Bubbà resteremo soli e così ci facciamo pure il bagno. Il ritorno a piedi (le metro chiudono a mezzanotte di domenica) è dei peggiori, ma sapremo che M&S ci hanno impiegato 2 ore. Per fortuna con noi abbiamo i costumi bagnati che usiamo di tanto in tanto per fare impacchi ai piedi di lycra umida.

We just leave

Sembrava tanto lontana, anche pochi giorni fa, ma finalmente questa vacanza a Barcellona è arrivata, domani si parte. Tutto è pronto o pronto per esserlo. Io e Bubbà in questi ultimi giorni ne abbiamo parlato molto e abbiamo previsto cosa vogliamo fare e cosa no. Cosa portare e cosa no. Dove mangiare e cosa, voi sapete già cosa Linguaccia. E mentre qui ci sono i primi rientri noi andiamo. Domani ci aspetta il primo giorno, che di solito è il più duro, il viaggio di andata: tutti i cambi mezzi da effettuare con i bagagli, gate e stazioni da cercare fino a trovare la strada di casa con la speranza che questa sia bella come previsto. Che Dio ce la mandi buona.
Un bacio a tutti e a presto con il nuovo diario di viaggio.

Save the last dance

 You can dance-every dance with the guy
Who gives you the eye,let him hold you tight
You can smile-every smile for the man
Who held your hand neath the pale moon light
But don't forget who's takin' you home
And in whose arms you're gonna be
So darlin' save the last dance for me
 
Puoi ballare ogni ballo con il ragazzo
che ti piace, lascialo stringerti forte
puoi sorridere ogni sorriso per l'uomo
che ti tiene la mano sotto la luna amica
Ma non dimenticare chi ti sta portando a casa
e nelle cui braccia tu sarai
quindi caro, conserva l'ultimo ballo per me
 
Tributo a Queer as folk
la canzone di sottofondo è cantata da me

Lo sport dell'estate

Dimenticate l'Hula hop!
Cosa essere i racchettoni?
E il calcio balilla?
Non mi dite che siete ancora di quelli che si divertono coi videogames!
 
Un gioco un pò scorretto ma innocente è nato nei vicoli del Materdei. Il lancio di Nutella.
Comodamente seduto al tuo tavolo e in un qualsiasi ristorante una volta arrivato al dolce ordina qualcosa che contenga la crema della felicità. Munisciti di stuzzicadente o di una qualsiasi bacchetta flessibile (anche un coltello leggero va bene) e flettilo dopo averlo caricato di Nutella. I tuoi bersagli saranno le maglie e i pantaloni bianchi e, perchè no, le acconciature più improbabili o troppo perfette.
E' un gioco facile e senza pericolo: acquattato tra i tuoi compagni di tavolo fai scoccare il leggero dardo marrone e osservalo espandersi sui tessuti candidi e (fino ad allora) intonsi. Il divertimento è assicurato.
Osserva le tue prede ignare e immagina il momento della scoperta delle improbabili macchie.

Mocambare è facile... e la luna c'è

Manca davvero poco alle vacanze. Per la prima volta nella mia vita mi ritrovo a sognarle come fino ad oggi ho visto fare a tutti. Dentro me pensavo "poveri sfigati, lavorano, poi aspettano il week end, agosto e le feste comandate per rilassarsi". Che belli i miei pensieri da nullafacente, quando facevo nulla pensavo di fare molto... Ora che faccio molto a conti fatti non faccio nulla. Nulla per me almeno. Quello che mi resta alla giovane età di 28 anni è di vivere di piccole cose (come insegnano i powerpoint che chiunque mi manda via mail) e sognare le vacanze che sono state programmate insieme a Bubbà un mese fa e previste in una città calma e per niente turistica: "Barcellona". Se vi riusciamo (causa conteggi ferie e altri impegni) ci metteremo anche un pò di Salento prima.
In realtà il sogno del viaggio in paesi tropicali è davvero borghese e poco adrenalinico per me. Si starebbe benissimo anche a Varcaturo con le persone giuste, in fondo basta che ci sia la luna poi... mocambare è facile.
Mentre prenotate un soggiorno alla "pensione Giusy" a Varcaturo io torno a sognare, anzi vado a dormire che domani non si mocamba.

Praga, la città dorata - Parte 3/3

Finita l’entusiasmante gitarella al castello minacciata dalla pioggia con il nostro mal di piedi torniamo alla città vecchia. Scendendo da Malà strana scopro il Caramel Creme di Starbucks, un frappè vanilloso e caramelloso. Cerchiamo il KFC ma quello nel quartiere ebraico è chiuso così di nuovo a quello di Narodni.

I piedi dolgono. E’ possibile che tutta una città, tutta, sia pavimentata con ciottoli grossi e irregolari? I praghesi hanno i piedi foderati di cuoio? Con entrambe le mie paia di scarpe non riuscivo a camminare e per due giorni sembravo uno zoppo.

Dopo il KFC torniamo a casa a riposarci. E inutile a dirlo a fumare e a ridere. Di cosa? Beh un po’ di tutto ma soprattutto di una cosa.

Preparati in tutta fretta scendiamo per una birra. Prima passaggio al Tulip, ormai nei nostri cuori, e poi alla solita piazza con l’orologio. Ci infiliamo in una birreria e li scopriremo che le patatine, i pistacchi e gli arachidi vengono serviti solo se richiesti e sempre  e solo in confezioni industriali sigillate. Molto sconvolti e ovviamente stanchi arriviamo a casa.

Io imperterrito mi impunto: ora si scrivono le cartoline, acquistate il primo giorno e mai compilate. In compagnia di un bicchiere di latte e biscotti e di Bubba che mi guardava c’ho messo più di un’ora a scrivere tre cartoline con solo 5 frasi che ruotavano in maniera random. Le tre cartoline diventano poi, per copia, 7.

La sveglia il giorno dopo non suona, perché non è stata messa. Ci svegliano le voci melodiose di Peppe e Marina, un veloce caffè e poi di filato al quartiere ebraico a visitare sinagoghe e cimitero ebraico. Tutto è si molto triste, ma anche perché a pagamento vengono esibite tombe multistratificate e macabri disegni di bambini ebrei al tempo dell’olocausto. Le sinagoghe visitate non entusiasmano, tranne la spagnola. Tutte vengono usate per allestimenti di reperti ebraici restituiti dallo stato alla comunità ebraica in seguito alla caduta del muro di Berlino. Decidiamo di non entrare nella sinagoga Vecchionuova. Una delle due sinagoghe funzionanti a Praga. Indovinate dove siamo andati? Alla piazza della città vecchia obviously. Un pranzo veloce in un fast food con il bracciuto proprietario multilinguo. Voi pensate sia possibile parlare a un Ceco mentre è impossibile farlo a un sordo. Beh si è così, però se i cechi parlano italiano è meglio :D.  Iniziamo il nostro tour souvenir. Tutti eravamo decisi a concludere, e presto. Per fortuna concludo prima che un forte “attacco di viscere” mi coglie. Corro a casa e li dopo essermi “liberato” mi addormento. Mi sveglia Bubba che entra con Peppe e Emanuela (io dormivo!) con un portachiavi con Porceddu che uso per le chiavi di Farfallina. Invece di dormire decidiamo di “tagliare” l’erba al piano di sopra. E lì altre risate. Dopo lo scompiscio sfrenato arriva il momento atteso da tre giorni: U Fleku, la più famosa birreria di Praga e della Repubblica Ceca. Ci entriamo ma l’ambiente adulto di veri bevitori non ispira la compagnia. Io invece avrei assaggiato volentieri la birra scura che distillavano nel retrobottega e ancora una volta sono piegato alla volontà dei soliti. Ma tant’è, ci tornerò da solo un giorno. Ci riduciamo in una zona limitrofa a Karlovo Namesti in una birreria carina ma con le solite patatine in busta. Che CHIP(s) ahahahahah. Il giorno dopo sarà giusto lo spostamento verso l’aeroporto, degno di nota il mistero delle chiavi sparite al piano disorganizzato: alle 10 nessuno era pronto e le chiavi le aveva Antonio che era andato a comprare la maledettissima e creacasini colazione (indispensabile per i soliti). All’aeroporto pranzo ad un fastfood, ultimi souvenirs per gli ultimi ritardatari e il volo in cui mi procuro due ematomi per il capoccione pesante di Francesco e non leggo neanche i racconti sul Golem comprati e sottrattimi da Marina.

Qui finisce la nostra avventura praghese, la mia seconda esperienza in comitiva. Diciamo che alla luce di tutto e a mente fredda consiglio Praga, ma non di visitarla in gruppi maggiori di 4 persone. Sicuramente non in 9 persone. Che poi è una regola generale. Consiglio Praga alle coppie (ma non accompagnate sennò meglio stare a casa) e a chi ama le belle città, tipo Vienna, il divertimento c’è, basta cercarlo.

Praga, la città dorata - Parte 2/3

Il risveglio nella sala imperiale del 42 è dei migliori, c’è una città bellissima da scoprire (che mi ricorda Parigi e in particolare Le Marais, il mio quartiere preferito), ci facciamo il caffè con la macchinetta che ci siamo portati dietro (insieme al caffè ovviamente) io e Bubbà ci prepariamo per andare a prendere Peppe e Emanuela alla metro Karlovo Namesti. La Compagnia dell’anello è al completo (siamo 9 infatti) e inizia il vero primo giro. Lungo il Moldava arriviamo al ponte Carlo ma invece di attraversarlo entriamo in Starè mesto, lì guardiamo il cambio dell’ora dell’orologio, le chiese nella piazza e la torre dell’orologio. Il pranzo avviene al ristorante Arena, carne e cose strane del tipo gnocchi non conditi a forma di fette di galbanino vengono serviti con crauti e ricoperti di salette tipo quella di soia, la winchestern e il tabasco. Insomma per me uno strazio, gli altri gradiscono. Almeno placo la fame e mi sazio. Si è fatta una certa ora e decidiamo di andare a visitare il cimitero ebraico che però ha appena chiuso, ci verremo domani, girando ci ritroviamo manco a dirlo nella piazza della città vecchia poi torniamo a casa. Pausa per un po’ di spesa, che però diventa una spesa di un’ora e mezza viste le code interminabili alle casse. Il retaggio comunista qui si mostra nel rigore dell’attesa in coda, degna di un premio alla resistenza. Pasquale inganna l’ingannevole attesa (di una spesa corposa scelta da chi la faceva e non bensì del semplice latte e biscotti a loro stessi necessari) scoprendo un dolce locale tipico, che si chiama TRDLO, una specie di graffa cilindrica fatta con le patate e poi zuccherata.

Torniamo a casa, ci riposiamo un po’, Bubbà mi porta i chewing gum “Hubba Bubba”, ci facciamo un caffè ma manca lo zucchero allora cosa c’è di meglio che chiederlo a Francesco che è al piano di sopra tramite finestra così come si fa a Napoli!? “Francescooooooooooooo scinn nu poc e zuccher! E’ funnut!”

La sera decidiamo di andare a Malà Strana, la striscia di terra tra la sponda est del Moldava e la collina del castello. E’ da poco passata mezzanotte e il ponte Carlo si svuota sotto i nostri occhi, i pub sono pochi e uno in particolare è strapieno nonostante il volere dei due soliti non entriamo. Persi, senza che nessuno se ne preoccupasse tranne il sottoscritto Peppe e Emanuela, che sono tornati, a casa troviamo per caso una festa sulla sponda del fiume chiamato romanticamente da me “ciummamerd” (fiume di merda). Ci spiegheranno che è la festa delle streghe, la notte tra il 30 aprile e il primo maggio. Ci sono due o tre falò, ragazzi che suonano cornamuse e pifferi in abiti tipici, alcune streghe e una camionetta della polizia che sorveglia festeggiando anch’essa. La birra viene servita a 25 corone ceche, cioè due euro al litro, ed è pure buona. Tutti fumano erba. La maggior parte di loro sono americani dei college. Il clima è davvero suggestivo, un po’ ci perdiamo, un po’ ci ritroviamo, si beve si mangia e un paio di loro si buttano nel fiume. Sono strafattissimi di qualsiasi cosa. Pasquale, che sfoggia il suo inglese appena può, si informa: viene a sapere che c’è un posto che vende questa “cosa”, gli viene descritto precisamente il posto. Ci incamminiamo e dopo un giro largo e venti persone fermate per chiedere informazioni (spiegando senza che ci venisse mai chiesto ad ognuno il perché cercassimo questo posto) troviamo questo “Tulip”. Li dentro dopo un sorso di birra (e qualcos’altro) io e Marina ci sentiamo male (io ero digiuno), così dopo una fuggita generale con la “cosa” dimenticata sul tavolo ma subito recuperata corriamo verso casa cercando di lasciare dietro i ridaroli  Pasquale-Francesco-Giovanna (giusto per sfuggire almeno noi ad un eventuale arresto). A casa la ridarella sfrenata continua e la fame chimica si fa sentire. Nutella e bigusto su pan carré e, dopo nove richieste, un bicchiere di acqua.

La notte è burrascosa e piuttosto onirica, almeno nei miei ricordi.

La mattina siamo svegliati da Peppe che, prendendo le scarpe fuori al nostro balcone, ci annuncia che si avvieranno (lui ed Emanuela) al castello. Oggi è primo maggio ed è il compleanno di Emanuela. Li incontreremo solo la sera a casa.

Verso mezzogiorno la compagnia monca è pronta per prendere la via del castello. La via è lunga, la meta viene raggiunta solo dopo il tentativo (fallito) di Marina di vedere quante più chiese possibile (esiste una giustizia divina!), di un TRDLO, di una lunga sosta di Giovanna e Antonio nel negozio natalizio sulle scale per il castello.

Il castello: 600 metri di casermone illuminato benissimo di notte. L’attrazione principale della città. Un complesso costruito in varie epoche costituito essenzialmente da una chiesa bellissima (cattedrale di San Vito, gratis), la chiesa di San Giorgio, le abitazioni reali e una cittadella il cui cuore è il Vicolo d’oro, una stradina prima abitata dagli arcieri del re poi dai mercanti di malaffare e in cui sono ambientate leggende circa l’alchimia.

Il castello in se è un po’ deludente, per i contenuti ma soprattutto per la struttura per niente medioevale e poco suggestiva e non vale i 10 euro dell’ingresso.

Praga, la città dorata - Parte 1/3

Ho deciso di resocontare il nostro piccolo viaggio a Praga detta "la città dorata".

Ovviamente inizierò dall’incontro all’aeroporto, che questa volta è a Capodichino, Napoli. Ci incontriamo io e Bubbà che al seguito ha Giovanna e Antonio arrivato appena da Roma. Al check in aspettiamo Marina la nana che arriva con Pasquale e Giuliana. Siamo pronti: con i posti assegnati dalla low cost (finalmente niente più corse per salire sull’aereo che faceva tanto Fantozzi) ci prendiamo l’ultima pausa sigaretta, tranne Giuliana che fumerà anche in bagno (furba!). Io e Bubbà veniamo perquisiti al varco ma per fortuna non ci sgamano (scherzo!), poi il volo. Atterriamo circa alle 18 e 30, subito i bagagli e poi alla ricerca dell’autobus 100 che ci porterà in città, o meglio alla metro Zlicin che è fuori dal complesso aeroportuale. Qui accade “il dramma” (per Bubbà): la valigia di Giovanna perde le rotelle (e si porta al pari della padrona :P) Bubbà si accollerà l’onere di trasportarla “a spalla” fino a casa. Così io, Mari, Antonio e Pasquale andremo a prendere le chiavi mentre Bubbà, Giovanna e Giuliana si avvicineranno a casa: scenderanno quindi una fermata della metro dopo la nostra.

Appena usciti in superficie ci rendiamo conto di poche e significative cose:

 

1 la lingua ceca non è quasi mai abbinata all’inglese che detta in parole povere suona così “siamo fottuti”

2 c’è un KFC, già si nota la grossa civiltà di questo posto

3 assistiamo ad uno scippo, la cosa diminuisce il grado di civiltà notato nel punto precedente ma a questo eravamo preparati (e inoltre siamo abituati) quindi restano civilissimi per me

 

Arrivati a Zubatheo 11 prendiamo le chiavi in questo ufficio ordinatissimo e pulitissimo sorretto da armadi di chiavi. Prese le chiavi degli appartamenti arriviamo dai tre che ci aspettano a Karlovo Namesti (piazza Carlo). Gli appartamenti non sono lontani da li. Si trovano in via Naplavni numero 2, in Novè Mesto (città nuova), in un signore palazzo che da sul fiume. Ci sembra incredibile. E non ci sembra vero quando entriamo negli appartamenti che affacciano sul Moldava con balconi ampi, ogni appartamento oltre ai servizi (cucina + wc + stanza da bagno) ha due stanze enormi una con due letti e una imperiale con tre letti e un tavolo con sei sedie. Tutto è pulitissimo con parque e pareti da poco rinfrescate. Il tempo di disfare le valigie di riempire gli ampi armadi e scendiamo per cibarci ed avere il primo impatto con Starè mesto, la Città Vecchia. Che lo dico a fare: andiamo al KFC in via Narodni vicino al teatro nuovo fatto (secondo me) con televisori vecchi di risulta. Con l’animo rincuorato da tanta bontà ci incamminiamo verso la parte vecchia della città e il suo fulcro, la splendida piazza della città vecchia che ha un nome impronunciabile. Tutto qui ha un nome che sembra un codice fiscale. Arrivati alla piazza osserviamo l’orologio astronomico che funzione però sino alle 21 e i bellissimi palazzi in ognuno dei quali è successo qualcosa degno di nota. Notiamo ovviamente i negozi di cristalli di Boemia e di “Swarovski”. Il più bel panorama è però quello che si osserva dal lungo lago guardando verso il ponte Carlo e il castello che sormonta Malà Strana.

Distrutti andiamo a casa. Io e Bubbà abitiamo all’appartamento 42 al quarto4° piano, gli altri al 52 al quinto piano. Domani arriveranno Peppe e Emanuela che saranno con noi al 42.

Scemeggiate varie: Viennetta; Ballo del Cratere; Mr. Brown

 

 

  

 
 
       
 
Ballo del Cratere
 
  
     
 
Mr. Brown 
 

28 anni fa

28 anni fa, di questo giorno, mio zio tornava dal militare, era bersagliere a Udine. Tornato a casa non vi trovò nessuno ad aspettarlo, trovò però un biglietto: "Siamo tutti in ospedale, è nato Luca".
Il mio nome non era definitivo, mi chiamavano così anche se "Luca" era in lizza con "Gianluca" e con il sempiterno (per mia mamma) "Alessio".
I compleanni sono stati finora 28, alcuni neanche festeggiati: quest'anno invece pare che io debba recuperare quei festeggiamenti persi. La catena del "I miei amici, il mio amore, la pappa e il relax, cos'altro volere di più dalla vita!?" mi ha perseguitato tutto il giorno e anche se ad ora non so chi l'abbia avviata ne perchè mi pento di aver scritto questa frase.
Ad ogni modo ringrazio tutti coloro che mi hanno fatto i propri auguri, ed ora scusamtemi vado a riscuotere... ehm... a festeggiare.
Un grosso Zao a tutti.
Vi voglio bene, grazie a tutti per esserci... e non solo il 3 aprile.
 
 
 

Pasquetta

Contro ogni previsione (anche metereologica) la pasquetta c'è stata. Abbiamo rubato alla pioggia diverse ore di sole e prima del pranzo con le rimanenze del giorno precedente come da buona tradizione ce ne siamo andati a Cuma, io Bubbà, Marina e Edo: abbiamo visitato l'Antro della Sibilla, il tempio di Giove e quello di Apollo. Il tutto è stato documentato da foto divertenti (già qui nel blog) e filmati spassosi come i "Balletti togli-polmone", la "Scenetta della Sibilla", "where is Mr Brown?" (tutto presto su youtube).
Non solo la pasquetta c'è stata, ma è stata anche bella, divertente e anche riposante (il Compasso d'oro con la mia russata di sottofondo). Fuori diluviava e noi pranzavamo vedendo Little Miss Sunshine e poi nel lettone a vedere Babbo Bastardo. Il tutto contornato da spumante, birra e pastiera. I miei amici, il mio amore, la pappa e relax, cosa volere di più!?

Incredibile

Gli autori di Beautiful devo essere dei geni del male.

Le linee rosse rappresentano le relazioni, quelle nere portano ai frutti dell'amore.

Genealogia+Beautiful

Vincono a pari merito Thorne e Brooke con 7 relazioni ciascuno.

The day after

Sarà un pomeriggio lungo, ma ci si divertirà, è per certo.
A Domenica in è in onda un lungo Dopofestival: tutti i cantanti sono sottoposti alle domande dei giornalisti e del pubblico. Finora Cutugno e Tiromancino, i più sanguigni, si sono comportati bene.
Baudo interviene troppo a difesa dei cantanti e diciamo che quest'anno Domenica in da Sanremo riflette e riassume perfettamente tutta la settimana sanremese, calma e con poche polemiche. Che palle!
Meno male che interviene la Bertè a dire due parolaccie e a dare il suo "addio" a Sanremo dopo che neanche Tricarico ha polemizzato ma ha quasi ritrattato la parolaccia di ieri.
La Tatangelo dice di essere triplo disco di platino, ma è vero??? Non posso crederci. Eh infatti si corregge, ne è uno di disco di platino... tre dischi d'oro per le oltre 120 000 copie: tutto oro che cola comunque.
Con i vincitori Sonohra e poi con la bella coppia Ponce-Di Tonno si conclude questo prolungamento del Festival.

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Ringraziandovi tutti per l'attenzione (siete stati numerosissimi) vi saluto e vi posto la foto del vero vincitore del Festival: Raffaele Casuccio

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Sanremo: quinta serata. Finale

Buonasera, alle 21 e 12 del 1 marzo 2008 inizia la finale del 58° Festival di Sanremo.
L'entrata di Pippo, Guaccero e Osvart riporta ai bei tempi. Pippo ferma tutto per esprimere solidarietà ai familari dell'ennesima vittima del lavoro. Quella di oggi a Genova. Collegamento con Pierino (c'è qualcuno che lo reputa addirittura "divertente", la Sotis, ma visto il pulpito...) dalla sala stampa da cui Zaccagnini prevede la vincita di Tatangelo (truccata "di brutto" per Chiambretti) o della Ponce. I primi ad esibirsi stasera sono i Sonohra, i vincitore della sezione giovani. Nel frattempo il primo giorno di vendite di dischi Sanremesi non appare così pessima come si aspettava. Ora c'è la lista degli artisti e i relativi codici, ricordando che la giuria di qualità incide del 20%, quella demoscopica del 50%, il televoto incide del 30%. Questa cosa è bella perchè anche se solo per il 30% permette a chi guarda da casa di sentirsi un pò giurato.
Giuria di qualità Giampiero Mughini, Gloria Guida, Gianni Boncompagni, Eleonora Bagnato, Giancarlo Magalli, Tiziana Ferrario, Fabrizio Frizzi, Martina Colombari, Emilio Fede, Mariolina Simone. Tolto Fede questa si che è una signora commissione, tutti artisti noti.
Inizia la gara: così come nella prima puntata il sorteggio ha voluto primo Meneguzzi e, pare, ultimo Tricarico.
Eccolo il Meneguzzi. Prende 73. Poi arriva Grignani, come al solito le canzoni alla finale sono tutte più belle, Grignani prende 81.
Dopo una gag, di quelle che hanno affossato il Festival e pregiudicato definitivamente Baudo a Sanremo, arriva Little Tony, che almeno quest'anno si può sentire. 81 per lui dalla giuria di qualità. Grande successo per Toto Cutugno con un ricco 84. Arriva L'aura, la più intonata di Sanremo, con una canzone che sentiremo per molto. voto 77. La Tatangelo, bella ma antica, 81, il primo 10 di Fede, che inutile uomo.
Claudia Gerini e Carlo Verdone promuovono il nuovo film di prossima uscita Grande grosso e verdone con una gag e una canzone di Robert Plant. Segue Amedeo Minghi che becca 78. Segue Mario Venuti con una banale A ferro e fuoco. Entrano Gio Di Tonno e Lola Ponce, cantano con molto pathos, applausi al primo inciso, mammamia che temperamento questo Gio Di Tonno, quello che tutte le donne (e non solo) vorrebbero. La giuria li premia con 88, sono primi, ma il pubblico ancora fischia. La Simona giustifica il suo 7 dicendo che questa canzone non è canticchiabile. Difatti è l'unica canzone che canto da quando le ho sentite tutte. C'è Zarrillo, 77 come Venuti, poi Fabrizio Moro con una canzone palla esagerata che però diventa prima per la giuria "di qualità": 94, la Simone giustifica il suo 10 col fatto che quando ascolti la canzone "ti da un pugno nello stomaco". Stupida, questa sarebbe canticchiabile? Segue Tiromancino con quella che in molti hanno giudicato come la canzone più brutta del Festival. 84, la Simone si vuol far notare: ha dato 10. Subito dopo Tiromancino canta Frankie Hi NRG MC che si becca un 78 nonostanteil 4 di Boncompagni, parte una polemica con Mughini e poi con Fede, il signor Di Gesu ne esce vincitore in entrambi i casi. Premio della SIAE a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, questi hanno fatto storia, pensavo che oramai per indicare le piccole scaramucce della coppia oggi si usa dire "casa Vianello"... Cavolo, è mezzanotte e Lui ancora non si è palesato. Lui è Raffaele Casuccio:

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Cantano i Finley, 78 per loro. Entra Lucilla Agosti che annuncia Elio e le storie tese che salgono dalla botola centrale vestiti in modo settecentesco e truccati da morti, cantano il tema de Il barbiere di Siviglia, probabilmente solo per gridare Figa....ro sul palco di Sanremo. E' poi il turno di Mietta che canta molto bene e si becca 87. Canta Max Gazzè che con un bel 91 lascia il palco, Sergio Cammariere... che lagna, si becca pure 97 osannato da pubblico e giuria (e Baudo), il genio incompreso, ma dico io se questo è davvero un genio perchè non diventa una star internazionale ma resta a mala pena a galla nel panorama italiano? E poi che lo osannano a fare se poi non si sentirà mai più durante l'anno? Il penultimo è Eugenio Bennato con "se per caso cadesse il mondo io mi sposto un pò più in la" eppure prende 93. Tricarico è l'ultimo, prima viene beffeggiato da Baudo e da Chiambretti poi dice "stronzo" ma a chi? Si scoprirà poi che era riferito a Chiambretti che imitava la sua uscita di scena sbilenca. Solo la Ferrario da' 7 poi tutti i 9 e i 10 degli altri gli permettono di arrivare a 90.

Aspettiamo i risultati. Mi sa che c'è un balletto e forse arriverà Lui, eh si, c'è Lui Raffaele Casuccio

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Ed ha anche i pantaloni bianchi, Dio mio, muoio all'una e dieci! Premio della Sala Stampa alla Bertè, e della Critica Mia Martini a Francesco Tricarico.

Vincono Gio Di Tonno e Lola Ponce, Tatangelo seconda e terzo Moro.

C'è l'ultima esibizione, ancora più vigoroso questo Di Tonno, epperò... fortunata la Ponce.

E così finisce questa 58esima edizione, la peggiore che abbia mai visto dal punto di vista spettacolare ma che ha rilanciato con la classifica finale il vecchio Festival musicale, quello di Anna Oxa e Fausto Leali, Minghi e Mietta, Ranieri: il numero di telefonate a pagamento per le votazioni quest'anno è superiore alla somma di quelli del 2006 e 2007, illudiamoci un pò che il Festival che la gente adorava e di cui sente la mancanza è tornato.

Buonanotte blog.

 
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